giovedì 8 maggio 2014

I quattro accordi di Don M. Ruiz

Il nonno di Don Miguel Ruiz, l'autore di questo libro, era un Nagual, la madre era una Curandera. Ruiz è cresciuto in seno a tradizioni sciamaniche ma ben presto se ne allontana per cercare uno stile di vita, diciamo così, occidentale. Tornerà ad abbracciare la tradizione e la saggezza tolteca dopo aver subito un grave incidente dal quale ne esce illeso, infatti sarà per lui questa un'esperienza spirituale inspiegabile. La tradizione tolteca si basa su un lignaggio di Nagual (sciamani) ed è la stessa che ci ha tramandato Castaneda nei suoi numerosi libri. Ruiz nel descrivere il mondo visto dai toltechi è più semplice e tralascia tutta quella serie di esperienze che invece si trovano nei racconti di Castaneda, come l'uso di allucinogeni o attraversare cascate oppure ancora buttarsi da un burrone. In questo libro viene descritta come base di partenza l'assunto che il mondo in cui viviamo è un sogno, e qui ci ricordiamo come anche nella tradizione indù si affermi la stessa cosa. Il sogno o illusione della realtà nella tradizione indù è chiamato “Maya”, mentre nella tradizione tolteca è chiamato “Mitote”. Quando nasciamo ci costruiamo la nostra realtà personale, illusoria, un sogno personale che può benissimo essere bello o brutto, dipende dagli accordi che prendiamo con gli altri esseri umani, ma non solo anche con la società oppure con Dio. Questi accordi possono essere per noi positivi o negativi e i secondi di conseguenza ci provocheranno delle sofferenze. Ruiz ci dice che bisogna prendere coscienza di questi accordi, solo così possiamo liberarcene ed assumere il controllo della nostra vita. Nella tradizione tolteca chi segue questo percorso è chiamato guerriero proprio perché sta facendo una guerra di indipendenza nei confronti di questi accordi mentali sbagliati. Il libro è stato anche criticato per la sua interpretazione troppo basilare della saggezza sciamanica e per il fatto di non descrivere molto bene l'universo tolteco, però l'impatto che ha nei confronti di un lettore è davvero potente. Il libro descrive proprio quattro accordi che dobbiamo fare con noi stessi per poter finalmente prendere il controllo della nostra vita, non saranno gli unici ma per Ruiz sono i più importanti di tutti, per cui i primi sui quali lavorare. Il primo accordo dice “Sii impeccabile nella parola”, e per parola l'autore intende non solo quello che diciamo verbalmente agli altri ma anche quello che ci diciamo mentalmente a noi stessi. L'invito qui è di prendere più consapevolezza sui propri pensieri sia che siano espressi in parole o meno. Il secondo accordo “Non prendere nulla in maniera personale” ci fa capire che quello che gli altri dicono di noi non è la descrizione della nostra realtà. Se veniamo criticati o giudicati il fatto di difenderci contrattaccando, cercando di dimostrare che l'altro ha torto, non fa altro che peggiorare le cose sia dal punto di vista fisico sia da quello più sottile, l'energia negativa provocata da questi contrasti ci rimarrà attaccata causando disagi e danni emotivi e mentali. Questo accordo è anche legato al fatto che ci diamo troppa importanza personale (Castaneda parla molto di questo problema e Don Juan gli insegnava tra l'altro a parlare con le piante per risolverlo). Finché ci reputiamo così importanti è normale rimanere toccati da critiche e giudizi, la soluzione è quella di prendere consapevolezza che per l'Universo siamo tutti sullo stesso piano. Arriveremo così a capire che se subiamo una critica il problema non è nostro ma di chi critica. Il terzo accordo “Non dare niente per scontato” ci aiuta a capire che l'illusione della realtà (il Mitote) ci fa vedere le cose in maniera errata per cui la conseguenza e quella di trarre delle conclusioni che spesso si rivelano sbagliate. Il pregiudizio è il lato più grave di questo accordo. In maniera più ampia la presupposizione che gli altri vedano il mondo come lo vediamo noi crea tutta una serie di problemi, da problemi di coppia perché si vorrebbe che il compagno/la compagna ci leggesse nella mente in un determinato momento e sapesse i nostri pensieri o desideri, fino a giudicare gli altri perché si sono comportati in un certo modo e noi tiriamo la conclusione che ci hanno offeso di proposito ma loro non ne avevano in realtà nessunissima intenzione. Il quarto accordo “Fai sempre del tuo meglio” è alla base di tutti gli altri perché fare sempre del nostro meglio ci libera dal giudizio verso noi stessi. In pratica è come se per qualsiasi cosa facciamo ci immergiamo talmente tanto nel farla che non pensiamo a ricompense, autogiudizi, rimpianti, si riallaccia in qualche modo al fatto di vivere il momento presente. Siamo sempre liberi di fare del nostro meglio e questa è la chiave anche per attuare i tre accordi precedenti. Il libro è una guida per liberarci da questi falsi accordi e poter riprendere la nostra libertà. Da leggere.
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6 commenti:

  1. Giorgio unapistin8 maggio 2014 23:52

    Eh si, fintantoché qualcuno ci critica il problema è suo e non nostro. Appena però diamo importanza alla cosa ci tiriamo dentro al problema che quindi diviene nostro. Devo imparare a non farmi coinvolgere in critiche e giudizi degli altri cosicchè rimangano solo ed esclusivamente degli altri. Ciao SS. suona male così... meglio: ciao Simone Sole

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    1. Ciao Giorgio, grazie del commento. Eh sì, questo è proprio un grosso scoglio da superare, quando riusciremo a rispondere a chi ci offende e ci giudica con un sorriso e con un senso di compassione? Chiediamo all'universo che ci mandi delle prove in maniera da affinare questo lavoro interiore...
      Un abbraccio
      SS (va bene anche così, il problema è in chi interpreta... e poi in quel caso le esse erano runiche non curve)

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  2. Sto provando col "mezzo sorriso" di Osho. Quando si è di mal umore, un sorriso, o anche solo mezzo, cambiano sia l'espressione della faccia che l'umore. Un portento con una cosa banalissima e sottostimata. Per ricordarmene, dedico una giornata al mezzo sorriso, impostando un promemoria giornaliero sul telefono. In questo modo, ogni volta che uso il telefono, mi ricordo di sorridere.

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    1. Ciao Giorgio, spesso le cose che sembrano banali e semplici sono le più efficaci. Questa tecnica di Osho ne è la prova... interessante l'uso del telefono, almeno a qualcosa di utile serve... conosci il metodo taoista del sorriso interiore? Si manda un sorriso ai propri organi interni ed in questo modo li si mantiene in salute o li si guarisce. Altra tecnica semplice ma molto efficace.
      Ciao

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  3. Grazie come sempre utili consigli. Ciao

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