giovedì 4 settembre 2014

Siddharta di Hermann Hesse

Oggi voglio scrivere di un romanzo che ho letto la prima volta più di vent'anni fa e ho voluto rileggere recentemente. All'epoca ero un sognatore, un anticonformista, studiavo musica ed ero appassionato di letture, romanzi soprattutto (non che adesso abbia abbandonato queste qualità, o queste qualità abbiano abbandonato me...). Un autore che prediligevo era appunto Hermann Hesse. Ho letto molti dei suoi romanzi, anche le opere giovanili, e questo romanzo, che può essere visto anche come un saggio sul risveglio interiore. Hesse aveva il padre e il nonno che erano dei missionari in India per cui conosceva bene questa cultura. In questo romanzo ha saputo condensare pochi ma importanti insegnamenti che possono condurre alla pace e all'accettazione della vita. Hesse ha uno stile vagamente malinconico ma pieno di speranza e di felicità data dalle cose semplici. La vita è un insieme di gioia e di sofferenza, a volte veniamo sopraffatti dal dolore, e sinceramente non sappiamo come tali eventi ci possano capitare. Quando ci succede qualche cosa di brutto, di negativo, sembra che non ce ne rendiamo neanche conto. Non ti è mai capitato di dire a te stesso in simili casi: “Non ci posso credere, non mi sembra vero...”? Anche a distanza di anni dalla morte di un nostro caro, per esempio, ci poniamo queste domande. Credo che questo atteggiamento di incredulità sia dovuto al fatto che noi stiamo dormendo. Viviamo la nostra vita nel sonno, non siamo svegli, stiamo sognando. Ecco che, non essendo pienamente presenti, viviamo certe situazioni in maniera irreale. Non sembrano successe a noi, o meglio, una parte di noi non ci crede. In effetti tutti i maestri, orientali ed occidentali, del passato e del presente ce lo dicono chiaro e tondo: “State dormendo!”. E loro lo sanno, essendosi risvegliati. Ma cosa significa? La storia è incentrata sulla figura di Siddharta, un nobile di alta casta vissuto all'epoca del Buddha. Il giovane studia i testi spirituali ma non riesce a sentire l'esperienza, a provare quello che questi testi insegnano. Decide così di abbandonare tutto e unirsi a dei santi uomini itineranti che praticavano la meditazione e la preghiera non possedendo nulla. Siddharta, accompagnato dall'amico Govinda, incontra ad un certo punto la figura di Gotama, il futuro Buddha. Ne segue per un po' l'insegnamento ma non rimane con lui e a questo punto Siddharta ha la prima illuminazione, guarda il mondo per come è, senza il filtro del pensiero. Ora osserva il sole, gli alberi, il fiume ed è come se li vedesse per la prima volta. Rimane per ore ad osservare la bellezza del mondo come farebbe un bambino, senza pensare. Qui troviamo un primo insegnamento, se riusciamo a far tacere il nostro dialogo interno riusciremo a guardare il mondo come se fosse la prima volta, a rimanere estasiati dalla sua bellezza. Questo perché la nostra mente avendolo già “catalogato” non ce lo fa vedere realmente, ma ci fa osservare quello che pensiamo del mondo, non come è in realtà. Lo abbiamo già etichettato nella nostra testa e questo è il nostro limite. Successivamente Siddharta incontra una nobile ragazza, Kamala, e se ne innamora. Riesce ad avere un breve colloquio con lei e questa le dice che deve essere ricco per poterla amare. Così il giovane comincia a lavorare presso un mercante e ne impara l'arte e in breve tempo diventa il più grande mercante della città e può dunque amare Kamala. Interrogato sul suo fulmineo successo Siddharta risponde: “Io so pensare, so aspettare e so digiunare”. Anche qui troviamo degli insegnamenti, il giusto pensare è fondamentale per poter avere successo negli affari, come anche l'attesa e la pazienza, e pure il digiuno, cioè il saper gestire in maniera ottimale le proprie entrate. Ben presto però si lascia trascinare dal mondo materiale e fa l'esperienza del vizio, finché un giorno, resosi conto della sua caduta, fugge via. Incontra nuovamente l'amico Govinda e comincia a fare il traghettatore su un fiume e qui incontra la pace. Il messaggio e l'insegnamento che troviamo ora è che nella vita non bisogna disprezzare le cose materiali immergendosi in una sensazione di santità e di privazioni, né tantomeno legarci ai beni materiali ed abbandonarci ai sensi. La vita va vissuta immergendosi in essa con distacco. È il fiume che insegna questo a Siddharta, la vita è come un fiume, e se vista dalla sponda riusciamo a coglierne la sua uniformità di molteplici esperienze.
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