giovedì 23 ottobre 2014

Rivelazioni di un immortale di J. Briegel


In questo articolo vorrei scrivere sull'immortalità, e naturalmente, essendo argomenti correlati, anche sulla vita e sulla morte. Innanzitutto essere immortali è diverso dall'essere eterni. Nulla è eterno, a parte l'Uno, il Divino, la fonte di tutte le cose. Poi per immortalità bisogna intendersi, stiamo parlando di immortalità dello spirito o immortalità fisica? Bene, qui vorrei scrivere sull'immortalità fisica ma mi piacerebbe però prima spendere qualche riga anche sull'immortalità dello spirito. Per immortalità dello spirito si intende la capacità di rimanere consapevoli di se stessi anche dopo la morte fisica. Molti diranno che è proprio quello che molte religioni e credi propagandano ai propri fedeli. Dopo la morte infatti vi è uno stato spirituale di vita eterna, il paradiso dei cristiani e dei musulmani, il valhalla, i campi elisi, i pascoli del cielo, ecc. Siamo destinati così ad una vita immortale di tipo spirituale. Ma non è proprio così. È vero che abbiamo una parte di noi stessi, la nostra anima, che per sua natura è immortale, infatti vive al di fuori della dimensione del tempo, ma quanti di noi sono consapevoli di essere anche quest'anima? O meglio, quanti di noi sono legati, identificati con la propria anima? Finché non vi è un risveglio in questa dimensione è assai improbabile che si sia svegli anche dopo la nostra morte fisica. Per cui cosa c'è di là? Nulla, oblio, sonno senza sogni. Mi dispiace deludere chi crede il contrario ma finché non vi è un'identificazione con la propria anima in questa dimensione, non potremmo mai essere consapevoli di noi stessi anche dopo la nostra morte fisica. Vediamola in quest'altro modo. L'anima, il nostro vero Sè, delega ad un'altra forma di coscienza, la mente, la consapevolezza in questa dimensione terrena. Ma noi in realtà non siamo la nostra mente, pensiamo solo di esserlo. L'anima osserva e raccoglie dati di esperienza, generalmente non interviene, e se lo fa è un evento occasionale. Attende che la nostra consapevolezza, fissata temporaneamente nella mente, si sposti verso di lei. Possono volerci centinaia, migliaia, milioni di esistenze. Non c'è fretta, tanto è immortale... Quando ci identifichiamo con l'anima ecco che abbiamo realizzato lo scopo di queste continue avventure terrene, diveniamo immortali poiché sappiamo che lo siamo, e acquisiamo tutte le qualità tipiche dell'anima: amore incondizionato, gioia, pace, ecc. E l'immortalità fisica? Non avrebbe molto senso rimanere nella dimensione fisica una volta raggiunta l'immortalità spirituale. Però potrebbe essere una scelta se si portasse avanti una o più delle tre missioni tipiche dell'anima: guarire, insegnare e creare. Ma perché si muore allora (fisicamente parlando)? Beh, il motivo principale è che la morte è una grossa credenza impressa nel nostro inconscio collettivo, sappiamo che si vive una vita più o meno lunga e poi basta. Ma se non fosse così? Se fosse possibile allungare la vita a qualche secolo o molto di più? La risposta dal mio punto di vista è senz'altro positiva. Però questo richiede un certo numero di requisiti che vanno soddisfatti. Prima di tutto bisogna disfarsi della precedente credenza, si deve credere che per l'uomo è possibile l'immortalità fisica, punto e basta. Crederci consciamente ed inconsciamente naturalmente. Poi è necessario portare avanti uno stile di vita quanto più sano possibile, e il fatto di alimentarsi di cibo fisico dovrebbe essere un optional, per cui arrivare all'alimentazione pranica potrebbe essere d'aiuto. Poi pulire il nostro corpo da tutte le scorie, tossine, parassiti, residui vari che abbiamo accumulato in anni di gozzoviglie. Poi mantenere la nostra vita in un continuo mutamento e movimento, portare avanti le missioni dell'anima per esempio. E cosa fondamentale identificarci con il nostro vero Sè, con l'anima, questo perché la nostra energia vitale terrena è limitata mentre l'energia spirituale che proviene dall'anima è infinita, e questa energia ci serve proprio per prolungare la nostra vita. Chi arriva a questo punto però non è molto tentato a rimanere in questa dimensione terrena, è semplicemente una scelta, di solito fatta per amore e compassione nei confronti dell'umanità. Il libro parla proprio di questa identificazione dell'anima, che l'autore chiama Sè interiore dell'anima (che sarebbe il Sè superiore, se non fosse che l'autore usa questo termine per definire il nostro Io cosciente, ma basta non farsi confondere dai termini...), ma è vista in maniera un po' diversa da altre discipline come per esempio l'alchimia. Qui infatti questa identificazione è come una fusione dei nostri due Sè, il nostro io di consapevolezza e il Sè interiore, fusione virtuale dato che i due Sè rimangono uniti ma distinti. L'autore del libro è un psicoterapeuta che nei primi anni novanta del secolo scorso ha avuto modo di incontrare un uomo, Reimund Cremér, che dimostrava una quarantina d'anni, che a suo dire aveva all'epoca 192 anni. I due rimangono in contatto per diverso tempo e l'autore raccoglie le spiegazioni filosofiche e pratiche per divenire immortali. Qui viene spiegata solamente l'identificazione e contatto con il nostro Sè interiore dell'anima e non vengono proposti gli altri requisiti esposti sopra. Il libro è diviso in tre parti. Nella prima parte (Introduzione) viene presentato sia il libro sia il personaggio di Reimund Crémer, ed il loro incontro. Nella seconda parte (Le rivelazioni di Reimund Crémer) viene esposta tutta la teoria e filosofia di questo immortale. Questa parte è strutturata in domande e risposte. Nella terza parte (Il risveglio del Sè interiore) vengono illustrati i quattro passaggi per consentire al lettore di intraprendere il cammino che porti verso l'immortalità fisica. Questi quattro passaggi sono: 1) Trovare il silenzio esteriore. 2) Ricercare il silenzio interiore. 3) Dare spazio alle intuizioni. 4) Stabilire il collegamento con il Sè interiore. Una lettura segreta da leggere anche questa.
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